14 ottobre 2011

L'iSomething ci cambia la vita. O no?

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Guardate l'immagine a lato.
Ci siete su Facebook, su Google Plus e su Twitter e avete notato che la scorsa settimana le bacheche di questi social network sono state letteralmente sommerse da epigrafi e coccodrilli sul compianto Steve Jobs, un uomo che “ha cambiato il mondo”, si dice. Fatti gli onori ad un imprenditore esemplare per visione, facciamo anche qualche altra considerazione.
Abbiamo ascoltato un pianto che nemmeno quando è mancata Maria Teresa di Calcutta avevamo udito. Un pianto che accomuna tante, troppe persone. La cosa più sensata che ho letto alla fine è stata questa:
“Citare come un mantra le frasi di Steve Jobs, non vi farà diventare persone migliori”.
Le bacheche dei social sono di norma impestate dagli aforismi e anche in questo caso la frase “stay hungry, stay foolish” di Jobs – sorta di testamento morale lasciato da Steve Jobs nel corso del celeberrimo discorso agli studenti della Università di Stanford - è stata ampiamente usata nella emozione del momento. Nel suo speech Jobs ha voluto trasmettere un insegnamento di vita: non arrenderti mai e sii sempre positivo, insegui i tuoi sogni. Condivido e lo prendo come monito.

Questa dichiarazione al momento dell’ultimo saluto è stata anche abusata dalle coscienze che hanno evidentemente necessità di richiamarsi all’ordine o meglio di instillarsi saggezza o un po’ di coraggio prima di tornare a vivere nel grigiore della quotidianità di chi non avendo inventato l’iSomething si sente (forse) meno speciale. Dico questo perché osservando gli strem dei social era facile notare come pochi abbiano aggiunto altro al motto e molti si siano accodati poco più che belanti. Se hai qualcosa da dire dillo, ripetere è troppo facile!
Oggi vedo l'immagine che aggiunge dell’altro buon senso.
"One man dies and 100 millions cry, 100 million die, and no one cries".
Paragonato a Gates che ha portato nelle nostre vite solo un freddo standard di sistema operativo (Windows) per i computer,  Jobs si distingue e si fa amare, invece, perchè ci ha regalato prodotti divenuti simboli l'Ipod, l'Iphone e l'I-pad, quasi oggetti di culto.
Affascinanti ulteriori simboli del consumismo, segni di un'epoca, ma diversamente da quanto scritto da qualcuno, non in grado di cambiare le nostre vite.
A meno che non si parli di vite leggere. Come molte delle nostre vite di “benestanti” occidentali, 20% dell’umanità, più presi dalla noia che dall’entusiasmo, alla ricerca di dettagli e mode che ci facciano sentire al passo, e più vivi.
Questi siamo noi, che non piangiamo una sola lacrima per quelle migliaia di vite che si spengono tutti i giorni per malnutrizione e malattie. A noi la vita la cambia l’iSomething, a loro una ciotola di riso. Che ogni volta rischia di essere l'ultima.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Bel discorso ma un pò demagogico, lo potremmo fare ogni volta che muore un personaggio conosciuto, se è un attore ci rivediamo i suoi film, se è un cantante vai con le canzoni, se è un pittore tutti al museo.
Personalmente non ho nessun prodotto Apple, però stimo la persona perchè non ha avuto vita semplice, e le sue idee (e non solo i prodotti)hanno veramente cambiato la vita, forse non di tutti ma di qualcuno sì.
E se vogliamo dare una ciotola di riso sicura, perchè non sia l'ultima, dobbiamo smettere di mangiare quintali di carne, perchè il bilancio della carne è pesantemente negativo, in termini nutrizionali produrla costa tantissimo, se i terreni destinati ad alimentazione animale venissero coltivati per l'alimentazione umana quelle persone della foto mangerebbero di più .... ma cosa non si fa per quel 20% di occidentali eh ?
Jobs lo sapeva e non consumava carne.
Ciao
Mariano

Anonimo ha detto...

La penso come te, a nessuno e tanto meno ai piu' potenti della terra viene in mente che questa società opulenta e decadente è la fine del nulla,
intanto nel mondo vicino a noi," tutti siamo essere umani e basta come dice Don Gallo" muoiono
milioni di persone per fame e guerre nell'indifferenza. Vergogna.
Mary

Anonimo ha detto...

Concordo con l'articolo : la realtà dell'uomo è questa.
In fin dei conti l'esistenza umana è solo un punto di svista.

P.S. Enzo Biagi avrebbe fatto più o meno le stesse considerazioni.

Un saluto

Rikitikitawi