16 novembre 2011
Io e te! Ti amo, precariamente ti amo.
Cara, volevo dirti alcune cose che tra innamorati riflessivi si dicono. Volevo parlarti di lavoro. Cioè, del contrario del lavoro… di essere disoccupati.
Essere disoccupati mica è una moda o, che so, un fenomeno transitorio. No. La disoccupazione c’è da sempre. Le leggi primarie dell’economia dicono inflazione giù, disoccupazione su, e viceversa. “Ma l’inflazione chemmefregammè – dice –mi mangia lo stipendio ma vuol dire che lo stipendio ce l’ho! La disoccupazione no, non ce l’ho lo stipendio con la disoccupazione!”.
La disoccupazione non è un problema passeggero. L’espansione economica non è la cura, pare di capire: qui manca la cura, capisci cara, l’espansione non c’è, ma quando c’è la malattia resta, i disoccupati ci sono sempre. Poi cosa significa espansione, se la fabbrica la spostano in Romania o in Cina, io mica mi espando fino là, io perdo il lavoro.
Se perdo il lavoro vado a cercarlo. E dove vado a cercarlo? Nel mercato neoliberista del lavoro. Cara, qui andiamo sul difficile, ma ti spiego. Funziona così: la legge crea grande flessibilità (in termini di orario, sede di lavoro, mansioni, durata contrattuale… ), la flessibilità crea più concorrenza con gli altri lavoratori, quindi cerco di essere più bravo ma anche più flessibile, vabbè dai lavoro un’ora in più, sì anche il sabato, anche a qualche euro in meno… e mentre faccio questo il costo del lavoro si abbassa. I redditi anche. E c'è sempre uno che è disposto a fare le stesse cose mie ma ad 1 € in meno.
Divento un precario. Non mi offrono un lavoro ormai, mi fanno carità sociale. Quello che ha inventato la flessibilità diceva: più competitività, più successo, più fortuna. Dov’è che si sbagliava?
Tu pensi che essere disoccupato significa che non si lavora, che non si produce. Ma non è così, la pizza ieri sera l’ho pagata con i soldi che guadagno facendo qualche lavoro, oggi non ce l’ho ma per la prossima pizza mi sto organizzando. In nero qualcosa si fa.
Sai la disoccupazione è quando non hai un lavoro per l’Istat, ma poi fai le consegne in nero, quindi mangi, ma un po’ sì e un po’ no, insomma sei precario. Io sono precario. C’ho l’incertezza come certezza nella vita io. E ce l’hai anche tu quindi, cara.
Mica solo io però e te, cara, un sacco di persone. E’ un sistema. Pago poco tante persone che con quel poco sopravvivono, "chemmefregammè - dice quello - la fabbrichetta va avanti così oppure la sposto là vicino a Bucarest".
Il lavoratore precario si tiene l'incertezza costante, non decide nulla, non sa che farà, una famiglia, la casa, una pizza, boh! Ecco noi siamo così, la prossima pizza chissà quando la mangiamo.
Però abbiamo un sacco di tempo libero, che ha i suoi vantaggi. Stiamo insieme. Ci amiamo. Solo lo svago del consumo, ecco, quello no, non ce lo possiamo permettere.
Avendo un sacco di tempo libero, cara, posso però cercarmi un lavoro o addirittura inventarmelo. Tutti dovrebbero inventarsi un lavoro. Solo imprenditori dovrebbero esserci!
Mentre mi faccio venire un’idea, intanto il lavoro lo cerco. Alla agenzia interinale cercano gente disponibile, che accetti di tutto. Quelli che accettano di tutto li paghi anche meno e li prendi e molli come e quando vuoi. Mi sa che fare il precario è un destino, cara.
Ieri fuori dall’agenzia c’era un disoccupato che sperava, stava lì e sperava. Cercava di convincersi, mi pare, perché mi ha detto che "sono gli imprenditori che creano i posti di lavoro".
E’ già stato licenziato tre volte negli ultimi anni, “sempre da quelli che creano posti di lavoro?” gli ho chiesto io. E’ rimasto lì e aveva uno sguardo un po' perso. Sono andato via, a cercarmi il lavoro.
Poi c’era un altro che mi ha detto che è “precario fisso” e da un po’ è precaria anche la sua salute, sai la depressione, l’angoscia, quelle cose lì cara. “Sono un disoccupato, non so crearmi un lavoro, chi vuole può! Io no, sono un fallito capisci?!” Gli ho detto che guardasse meno telefilm americani.
Ecco, cara, questo volevo chiederti: io non sono un fallito vero? Cioè, tu come mi vedi, a parte la pizza intendo?
Tutto qui.
PS: mi piace quando ridi.
Mario
C’è una storia di amore e futuro incerto scritta nel 1979 da Enzo Jannacci, poeta della vita quotidiana e delle persone vere a prescindere dai loro successi o fallimenti. Si intitola Io e Te, è bellissima ma non per tutti.
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3 commenti:
ringraziate la sinistra
ancora con roma lazio destra sinistra isola grande fratello tutto serve a dividere il popolo,mentre i problemi sono uguali per tutti....sveglia
sergio che commentone di grande significato... che spessore!
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