Infatti nei giorni dispari, come Gramellini, mi sveglio polemico. Lui si sfoga su lastampa.it e io qui, ma solo qualche volta.
In quelli pari il mio destino e quello di Gramellini prendono vie diverse, in lui – dice - prevale il desiderio di credere in qualcosa, in me aleggia la nostalgia dei giorni dispari, e semplicemente mi trattengo
Ma proprio a credere in qualcosa, oggi come oggi, faccio proprio fatica.
Oggi giorno pari e Gramellini nota che al vertice europeo i tecnoburocrati dei 27 Paesi dell’Eurozona (Eurozona, che nome pietoso), hanno affrontato la crisi senza un guizzo:
“che dovrebbe esserci e non c’è. Non c’è anzitutto nel cuore di chi governa. Ma li avete visti, i leader di questo continente che ha guidato il mondo per millenni? Anche i migliori sono burocrati persi fra i loro numeri e le loro micragne di bottega. Nessuna visione, nessuna ribellione a un destino che sembra segnato: la perdita di senso e quindi di benessere. Sembrano medici alle prese con un malato di cui al massimo si può ritardare la fine. Aveva dunque ragione Montanelli quando negli Anni Cinquanta sosteneva che l’Europa era un’unione di cadaveri e che a volerla erano stati De Gasperi, Adenauer e Schuman, tre cristiani più interessati al destino dei morti che a quello dei vivi?”Gli statisti dovrebbero avere innanzitutto loro, per primi, un sogno, una visione. Ed essere la guida:
Dei “ tanti ventenni che oggi girano l’Europa col progetto Erasmus, e parlano tre lingue, e si sentono a casa a Valencia come a Berlino. Uniti, uniti davvero, potremmo ancora sentire il vento della storia soffiarci alle spalle e non contro. Una civiltà va in malora solo quando smette di credere alla propria fortuna. Abbiamo la cultura, la sapienza, il talento e la faccia tosta per sguazzare nel mondo che cambia. Ci manca una cosina da niente: una classe dirigente che alzi finalmente la testa da tutti quei tabulati per indicarci un traguardo comune”.Si vede che è il giorno pari. Gramellini finisce qui. Io tiro indietro di un giorno le lancette e torno “dispari” così la posso dire tutta.
E cioè che fino ad un mese fa, la metà più qualcosa degli italiani un faro, un sogno ce l’aveva, o meglio, ha creduto come gli allocchi di averlo. Di potere vedere il messia in quel bassetto incarnatosi anni fa nei corridoi delle prime tv commerciali, istruitosi ed ispiratosi con le muse di Colpo Grosso.
Da tanto tempo mi dà noia parlare di Silvio Berlusconi ma credetemi, non è di lui che voglio dire, no, ma del suo codazzo adulante. Della folla che gli ha creduto, non di quelli che lo hanno seguito per calcolo, no degli altri. Per quelli, il bassotto col sorriso smagliante sembrava avere quella genialità, quello slancio, quel guizzo, appunto.
Ma non dello statista illuminato. No, semmai quello del baldo, dello sborone da bar di paese. Quello che la sa sempre più lunga, che ha sempre la battuta, che la racconta a tutti, “che gli va sempre bene”. Guascone e puttaniere, al bar tiene banco solo lui. Un Cetto La Qualunque insomma.
Solo che nel paesotto finisce lì, lo sborone non lo eleggono sindaco. Mica sono scemi.
Gli italiani invece, hanno creduto ad uno così, solo che il bar era quello di Montecitorio.
Adesso ci sono i super tecnici col cuore d’amianto. Il cuore d’amianto non brucia, e non non bruciando non illumina. L’Europa è al buio.
Oggi, giorno pari, a credere in qualcosa fa fatica anche il Gino insomma, mica solo Gramellini. Siamo molto più simili di quel che credevo. Ne tenga conto lastampa.it - al momento più letto di questo blog -, per quando Gramellini vorrà prendersi un po’ di ferie.

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